Il 10 giugno scorso è stato pubblicato il numero 10 dei Quaderni dell’antiriciclaggio, all’interno della ricca collana “analisi e studi” curata dall’UIF (l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia).
Lo studio, in lingua inglese, analizza, dal punto di vista econometrico, le statistiche bilaterali sul commercio estero dell’Italia con il fine di individuare alcune discrepanze che possono essere considerate anomale e possono pertanto costituire un utile strumento di intervento nel contrasto al riciclaggio.
Una falsa valutazione dei beni importati o esportati e/o dei rispettivi prezzi, analizzata attraverso il confronto con tutti i soggetti coinvolti negli scambi commerciali, consente l’ottenimento di un utile strumento di contrasto al reato di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo. Il documento, che intende offrire un quadro di carattere statistico evoluto mostrando gli effetti concreti dell’utilizzo di determinate informazioni aggregate, muove da un ancor più importante studio del 23 giugno 2006 del FATF, dando nuovo vigore ad un aspetto del fenomeno del riciclaggio che, a parere di chi scrive, ancora non trova tutti gli spunti essenziali che si potrebbero trovare nelle risorse e nelle informazioni a disposizione, in particolare oggi quando le risorse tecnologiche disponibili consentirebbero l’ottenimento di importanti sinergie informative.
Il riciclaggio svolto attraverso il commercio estero consiste nella “misrepresentation of the price, quantity or quality of imports or exports”, scrive il FATF. Ferma tale chiara definizione del fenomeno, come scrivono gli autori del quaderno antiriciclaggio, il contrasto al riciclaggio può trovare un efficace supporto nell’analisi dei dati sui beni oggetto di scambio con l’estero, anche se lo stesso non può essere detto per i servizi, almeno non per tutti. In questa sede d’altra parte – così come nel precedente intervento pubblicato su questo sito – l’idea che si vuole promuovere non attiene tanto al valore del contrasto al riciclaggio e/o agli strumenti più idonei al servizio dei soggetti obbligati, quanto al vantaggio competitivo che deriverebbe dalla specializzazione dei professionisti sui mercati esteri e sulle dinamiche statistiche del commercio estero.
È il caso di soffermarsi brevemente sul tal volta carente contributo di un’amministrazione pubblica che, allo stato, non viene chiamata con forza a collaborare alla lotta al riciclaggio, per quando avrebbe enormi contributi da apportare anche ai soggetti obbligati, oltre che alle autorità competenti. Si pensi, rimanendo sull’argomento introdotto, all’Ufficio Tributario che, proprio per la struttura economica e territoriale della Repubblica di San Marino, possiede una incredibile quantità di dati che sarebbero sufficienti per mappare con esattezza i flussi delle merci che vengono importate ed esportate. Un contributo maggiore di tale importantissimo ufficio pubblico potrebbe apportare una ricchezza informativa agli studi commerciali che volessero evolvere la propria offerta includendovi, non solo ai fini antiriciclaggio, anche una consulenza specializzata sui mercati di riferimento, la concentrazione della concorrenza, la tipologia di offerta, i volumi intermediati, ecc., con ciò offrendo anche alle autorità competenti, materiale utile ad un ben organizzato contrasto al riciclaggio, così come agli altri reati connessi con il commercio estero, si pensi solo alle triangolazioni che tanto hanno minato, in passato, la reputazione di San Marino.
Certamente il rapporto privilegiato che San Marino possiede con l’Italia riduce a tale interscambio l’oggetto principale di analisi, ma il tema non è certamente (o comunque non solo) il paese destinatario degli scambi, bensì ciò che avviene all’interno di ogni singola categoria merceologica. Almeno in parte, e nonostante il punto di osservazione non possa essere ampio come quello dell’Ufficio Tributario, i commercialisti, già oggi, potrebbero sfruttare ciò che quotidianamente osservano, nello svolgimento delle loro attività, per una crescita del contrasto e, allo stesso tempo, delle capacità di aumento della qualità del servizio di consulenza, che rappresenta il vero cuore di tale professione.
Da più parti si legge del continuo e sollecito tentativo di miglioramento della qualità del servizio professionale, oltre agli incombenti tributaristici, anche per una sempre crescente domanda di qualificazione dell’offerta consulenziale, ma gli sforzi – come in ogni economia complessa – non sono identici fra i soggetti coinvolti e necessitano di continue stimolazioni che anticipino le esigenze del mercato. In quest’ottica deve essere letta la crescita formativa in campo antiriciclaggio, ed i dati sul commercio estero potrebbero offrire opportunità che attendono solo di essere colte da prima ancora che venisse introdotta, a San Marino, una norma complessa in materia di contrasto al riciclaggio. Il commercio è, d’altra parte, il motore principale della vita economica di una comunità, indipendentemente dalla dimensione territoriale che la identifica.
Le risorse attualmente a disposizione, in particolare gli strumenti di business intelligence che tanto hanno fatto e fanno discutere gli utenti globali dei paesi più evoluti, consentirebbero una profilatura delle merci ed una rappresentazione sistematica e puntuale dei meccanismi di interscambio, di insospettabile valore aggiunto. Le informazioni aggregate, così come sono vitali per alcune aziende che sull’offerta mirata adeguano i propri algoritmi, portano un vantaggio competitivo enorme a quelle aziende che sanno sfruttare efficientemente i rapporti con i fornitori e con i clienti a livello globale. Spesso tali informazioni possono essere ricavate da provider pubblici, se non dai database privati, ma – come una ricchezza di cui non si riconosce il valore – nella maggior parte dei casi risiedono inerti all’interno degli archivi polverosi di commercialisti e consulenti. Potrebbe ben rispondersi che tali dati, per essere utilizzati con profitto, devono essere trattati con competenze che richiedono investimenti non sempre ben visti in un’economia sofferente; ebbene in tali casi la risposta più facile e pronta risiede esattamente nella struttura consortile degli ordini professionali, anch’essi depositari di un patrimonio informativo potenziale di inestimabile valore.
Una collaborazione attiva fra Ordini dei Commercialisti e Ufficio Tributario, oltre che la Camera di Commercio, potrebbe essere una fonte di informazione allo stesso tempo rappresentativa per dimensioni economiche e molto facilmente fruibile per ampiezza del territorio e costituirebbe un validissimo strumento di crescita competitiva, anche internazionale, per i professionisti e per l’intero tessuto produttivo e commerciale, costituendo, nel contempo, uno strumento straordinario per formare una barriera di robusta impenetrabilità al riciclaggio nella Repubblica di San Marino.
Giacomo Ercolani
